E se dai dati guadagniassimo anche noi?

Mentre le grandi imprese vivono e prosperano sui nostri dati, a noi vengono dati servizi, anche importanti, senza però che possiamo avere un reale controllo del valore scambiato. Se compero una mela so quanto mi costa, vedo cos’ho in cambio del denaro che esborso, posso confrontarla con altri prodotti analoghi di altri venditori. Se faccio una ricerca su Google o utilizzo Facebook so cosa ottengo, ma non ho idea di quanto mi costi in termini di dati ceduti, di analisi susseguenti e di esposizione mondiale del mio profilo. Qualcuno ci scherza pure, ed è carino ed ironico questo sito: “noi vendiamo i vostri dati e voi non avrete nulla in cambio”:

We sell your data – nothing in return

Perché non pensare di dare un valore misurabile e conoscibile ai dati? Perché non applicare i principi del capitalismo anche a questo mercato? Perché non sfruttare le potenzialità, ancora in larga parte inesplorate, di un’acquisizione di dati capillare e diffusa per creare valore, condiviso con chi partecipa? Molti temi importanti ed attuali, concentrati in un bell’articolo dell’Avvocata Longo, che da diversi anni segue queste tematiche ed espone i risultati dei suoi studi in incontri e convegni.

Un’economia dei dati economicamente e giuridicamente sostenibile

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