lunedì, Dicembre 8, 2025
Articoli italiani

Ma che succede?

Anche se ogni tanto qualcuno cercava di tirarci dentro a tutti i costi, finora abbiamo preferito restare fuori dalla querelle che ultimamente vede un continuo confronto fra il Collegio Garante ed una testata giornalistica, dato che – ribadiamo – Privacy Italiana nasce per segnalare e commentare articoli che spieghino la materia, non per partecipare a polemiche, fondate o meno che siano. Ora però la diffusione è tale che non si può non menzionarla, anche se ribadiamo la nostra neutralità, non avendo prove concrete che possano supportare l’una o l’altra posizione (oltretutto non avendo visto le puntate di Report) e non volendo partecipare in termini di chiacchiere da bar. Da quello che si è capito, Report è stata sanzionata dal Garante per diffusione illecita di una conversazione, e da allora ha rilevato una serie di presunte anomalie nel Collegio, portate all’attenzione del pubblico attraverso alcune inchieste giornalistiche. Secondo noi uno dei problemi dell’Italia è che manca il giornalismo d’inchiesta, la notizia sensazionale che porta alla ribalta delle cronache fatti, personaggi, comportamenti altrimenti nascosti sotto al tappeto: i giornali non possono vivere di notiziole, interviste ai politici e recensioni di film e canzoni, ma dovrebbero appunto dedicarsi a notizie che contribuiscano a favorire il controllo civico e l’esercizio attivo della democrazia. Per contro, il fatto che un’inchiesta parta subito dopo una sanzione rappresenta un approccio quantomeno dubbio. Ma, a complicare le cose, qualcuno sostiene che in realtà le inchieste erano partite da tempo, anzi, è stata la sanzione ad essere irrorata come avvertimento, non il contrario. E’ nato prima l’uovo o la gallina? Mah. Cosa ne pensiamo? Assolutamente nulla: è una questione troppo importante e delicata per poterla giudicare sulla base delle accuse di un giornalista, peraltro coinvolto direttamente, e delle risposte del Consiglio, altrettanto direttamente coinvolto. Crediamo che, a questo punto, la parola debba passare alla magistratura, che potrà raccogliere e valutare prove concrete: se le accuse risulteranno infondate si valuterà la diffamazione, se risulteranno veritiere si procederà di conseguenza; non abbiamo né le competenze né gli strumenti per entrare nel merito. Piuttosto ribadiamo le problematiche nella nomina di un Collegio realmente indipendente: se lo si sceglie fra i maestri di sci e gli allevatori di vongole è probabile che non abbiano conoscenze nell’ambiente, ma forse neppure adeguate capacità tecnico/giuridiche. Se si scelgono professionisti con una certa maturità ed esperienza è inevitabile che, in un piccolo mondo qual è il trattamento dei dati personali, ci si conosca più o meno tutti. Certo, il fatto che la nomina sia de facto politica, il fatto che il Collegio sia espressione del Parlamento in carica in quel momento, il fatto che dopo sette anni i membri debbano ritornare nel mondo reale ed esercitare una professione, non aiuta nella scelta di figure realmente indipendenti, ammesso che esistano.

Uno del n-mila articoli sulla vicenda

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