Indipendente da chi?

Da alcune settimane, anche se qualche attacco al Garante c’è stato anche in passato, com’è naturale che sia, il Collegio è al centro dell’attenzione mediatica. Che qualunque figura pubblica sia spesso al centro dell’attenzione è normale, almeno fin quando si resta entro i canoni della correttezza e al di fuori di attacchi personali o di offese istituzionali. Privacy Italiana ha finora cercato di stare al di fuori da queste querelle, dato che è nata per segnalare articoli che aiutino le organizzazioni a comprendere il mondo privacy ed a gestire correttamente i propri dati, per contribuire ad un’analisi scientifica delle norme e dei corollari legati, non per entrare nel merito di polemiche, fondate o meno che siano. Qualcuno ha visto in questi silenzi un appoggio implicito al Garante, naturale anche questo, ma vogliamo rassicurare che non era questa l’intenzione. Questo articolo, però, è interessante e applicabile a tutte le realtà che dovrebbero essere indipendenti, per cui rappresenta uno spunto per riflessioni più generali sulle authority, sulla magistratura, sugli arbitri di pallavolo… In un mondo perfetto dovrebbero esserci allevamenti di figure indipendenti, che crescono isolate, si formano, imparano così da essere raccolte al momento giusto ed essere piazzate in un ruolo importante senza avere avuto contatti con altri. Nel mondo reale le persone frequentano scuole, maturano idee politiche, giocano a tennis e quando raggiungono un grado di conoscenza ed esperienza tale da poter gestire situazioni delicate hanno inevitabilmente un bagaglio di contatti e amicizie che non può essere cancellato. Un giudice, per quanto in buona fede cerchi di essere imparziale, inevitabilmente sarà in parte condizionato dai propri filtri culturali, dalle proprie idee politiche e filosofiche. Un membro di un’Autorità – non solo per la protezione dati – ha avuto dei colleghi, degli insegnanti, degli allievi, degli amici. Per tacere di contatti politici, dato che se la nomina avviene ad opera dei due rami del Parlamento è evidente che non vengono scelti perfetti sconosciuti. D’altra parte non è solo un problema della Pubblica Amministrazione: il dubbio che i giornali non sempre siano obiettivi, enfatizzando determinati fatti o opinioni a scapito di altri, oppure che per apprezzabile spirito di corpo dedichino maggiore attenzione a chi attacca uno di loro, può essere legittimo, che i sindacati non facciano esclusivamente gli interessi dei lavoratori che rappresentano, che le banche siano centri di potere non solo economico, che le ONLUS non pensino solo ad attività benefiche e così via. E’ vero? Ci sono soluzioni? Non sta a Privacy Italiana stabilirlo; noi continueremo a segnalare gli articoli che possono essere di interesse, continueremo ad appoggiare l’Autorità quando, a nostro parere, lo merita ed a criticarla quando le scelte non coincidono con il nostro modo di vedere. Sempre nell’interesse della conoscenza e con toni pacati.
