lunedì, Luglio 15, 2024
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Già a tre anni siamo profilati da Google?

Tutto sommato la notizia è meno grave di quanto sembri a prima vista: prima o poi ci cadono tutti, tanto vale iniziare subito! Scherzi a parte, l’emergenza pandemica ha fatto scoprire, a volte con alto profitto, che non è necessario recarsi fisicamente in un luogo per ottenere servizi, diagnosi, istruzione. Molti corsi universitari o professionali si sono spostati online, non solo facendo risparmiare tempo, ma consentendo l’accesso a persone che diversamente non avrebbero potuto staccarsi dal lavoro e/o sostenere i costi di una serie di spostamenti. Convegni virtuali, meeting virtuali, diagnosi in telemedicina… Certo, ogni caso fa storia a sé: una lezione di filosofia è più semplice da organizzare a distanza rispetto ad un’esercitazione nel laboratorio di chimica, così come gli adulti possono organizzarsi e seguire in autonomia, mentre più gli allievi sono piccoli e più è necessaria la mediazione in loco di un genitore. Comune più o meno tutte le scuole di ogni ordine e grado si sono organizzate per consentire la didattica a distanza, il che ha comportato l’adesione a determinati servizi, la creazione di aule virtuali e delle credenziali per accedervi. Spesso sono stati utilizzati servizi Google, gratuiti o a pagamento, il che però implica che alcuni dati personali dei bambini dai tre anni in su sono finiti nelle mani del colosso statunitense.

Scuola e dati dei minori

Auguriamoci che le

linee guida

aiutino a minimizzare (ad impedire del tutto inutile pensarci) la distribuzione dei dati in questo ambito.

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