Regolamento e pubblicità: problemi per i Social

Lo studio di Madrid si è concentrato su Facebook, ma il discorso vale per molti altri big player del WEB. Che i servizi gratuiti si paghino attraverso i dati personali dovrebbe essere un fatto noto. Nei circoli dove si parla di privacy è oramai diventata un ritornello l’affermazione che “se non paghi sei tu il prodotto”. Tuttavia la pubblicità è sempre esistita, anche nei vecchi mercati ti facevano assaggiare gratuitamente il formaggio o la mortadella nella speranza che ne comprassi un etto, ovvero regalavano l’1% del prodotto per vendere il restante 99. E spesso conoscevano i gusti, per cui non offrivano un formaggio stagionato a chi amava quelli freschi o la mortadella ad un vegetariano (anche se, allora, era poco di moda).

Tuttavia la raccolta che oggi si fa dei nostri dati è finalizzata appunto ad una profilazione completa, al fine di prevedere i nostri gusti e far leva sui punti deboli del nostro carattere.

Chi maneggia grandi quantità di dati e li vende ad altre aziende per una pubblicità mirata, col GDPR farà molta fatica a dimostrare la necessità della raccolta, dell’utilizzo e del trasferimento degli stessi. Già FB ed altri socia sono stati multati in Europa, ma con le sanzioni previste dal nuovo Regolamento non accadrà più che pagare la multa sia più conveniente rispetto a continuare il trattamento.

Il 4% del fatturato lordo mondiale può concretizzarsi in un importo piuttosto pesante, per chi guadagna miliardi.

Social e GDPR

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