Monitoraggio sanitario remoto

Come sempre, iniziative anche ottime devono essere gestite correttamente, per evitare che un servizio importante si trasformi in un controllo invasivo e massivo. Da un lato abbiamo una crisi dei medici di famiglia, che sono sempre meno e quindi sempre più in difficoltà a recarsi dai pazienti, soprattutto in zone rurali o montane, dove per pochi minuti di visita sarebbe necessaria un’ora di strada o più. Dall’altra abbiamo disponibilità di tecnologie che consentono visite, anche specialistiche, da remoto, senza la necessità di spostare medico o paziente. Inoltre c’è la possibilità di un monitoraggio continuo, così da allertare i sanitari prima ancora che il paziente debba chiamare, o perché impossibilitato a farlo o perché sta sottovalutando i sintomi. Tutto molto bello, ma come fa il braccialetto a distinguere un’accelerazione del battito cardiaco perché ci sono problemi al cuore da un aumento del ritmo perché si sta svolgendo un’attività fisica, magari un rapporto con il partner? Non può, quindi è importante che i dispositivi siano utilizzati solo da persone effettivamente a rischio, così da non divenire un sistema di sorveglianza di massa, e che tutto il sistema sia progettato in modo da garantire sì l’assistenza quando necessario, ma anche il rispetto della privacy dei soggetti interessati.
Monitoraggio sanitario: grande opportunità, ma attenti alla privacy
