Negare il contante viola la privacy

Molto interessante questa sentenza del Consiglio di Stato olandese, che, chiamando in causa il GDPR, precisamente l’art. 5, ha dato torto al Garante dei Paesi Bassi ed ha ritenuto illegittimo il divieto applicato da un commerciante al pagamento in contanti. Certo, ci sono norme antiriciclaggio – legittime e tuttora valide – che fissano un tetto all’utilizzo di mezzi non tracciabili, così come è chiaro che l’abolizione del contante da un negozio riduce rischi, errori, problemi di conteggio, versamenti in banca. Tuttavia il contante resta uno strumento di libertà: io devo poter accedere a un bene o un servizio – un cinema, in questo caso – senza dover necessariamente rivelare la mia identità. Potrei vedere un film o acquistare un libro controverso, che rivela idee politiche, filosofiche, religiose. Potrei aver detto al datore di lavoro di essere a Milano per una visita medica e non voler acquistare con carta un hamburger a Genova davanti alla ditta dove ho fatto un colloquio. Potrei non voler fare sapere al coniuge quanto ho pagato un maglione. Insomma, giusto poter pagare con carta, giusto non pagare in contanti un appartamento, ma il caffè al bar devo ancora poterlo prendere senza lasciare tracce digitali.
