Attorney-client privilege non vale con l’AI (?)

Sta circolando in questi giorni la notizia secondo cui un giudice avrebbe ritenuto che documenti prodotti con l’AI non siano protetti dalla tutela granitica che in USA protegge i rapporti tra l’avvocato e il cliente. Anche se al momento si tratta di una decisione orale di un Giudice ordinario, la questione è comunque importante, perché va ad impattare su una serie di situazioni sempre più ricorrenti. Attenzione, però, perché il Giudice non ha affermato che se scrivo un biglietto con la penna è protetto, mentre se lo scrivo con l’AI è pubblico. Il Giudice ha ritenuto che: 1) Inviare materiali preesistenti non privilegiati all’avvocato non crea retroattivamente il privilegio. 2) I documenti derivavano da comunicazioni tra cliente e AI (non avvocato), create autonomamente dal cliente, senza direzione del legale. E, soprattutto, 3) L’AI Claude esclude esplicitamente consigli legali e la sua privacy policy permette raccolta, uso per training e disclosure dei dati, violando quindi il requisito di confidenzialità. Dunque il punto non è avere generato dati con l’AI in senso assoluto. Il punto è che se si affidano dati ad un’AI pubblica, che dichiara di poterli usare per altri fini, questi dati non possono più essere ritenuti confidenziali. Conclusione assolutamente logica e condivisibile. Dunque attenti anche a quale AI usiamo e magari leggiamo i termini del servizio, almeno per questioni importanti.
La riservatezza avvocato-cliente decade per quei dati consegnati ad un’AI pubblica
