Un pezzo di Garante si è dimesso

Un quarto di Garante si è dimesso. Ieri sera l’Avv. Scorza ha annunciato le proprie dimissioni con un messaggio Social, motivando la decisione – sicuramente sofferta – con la necessità di proteggere l’Autorità da tutta la ridda di accuse e illazioni che l’hanno travolta negli scorsi mesi, sino ad arrivare alla perquisizione della sede da parte della Guardia di Finanza. Anche questa volta non entriamo nel merito, non avendone titolo, anche se – secondo quanto riferito dallo stesso interessato – l’unica accusa a suo carico riguarda una cena con alcuni altri Garanti la sera precedente un evento organizzato dall’Autorità e pagata appunto con la carta dell’Istituzione. Se è veramente così, si fatica a vedere il problema, posto che è assolutamente normale che convegni e attività istituzionali siano accompagnati da incontri informali, peraltro spesso i più importanti per stabilire relazioni personali che portano poi benefici anche lavorativi. Accade anche nell’industria ed è un comportamento assolutamente ordinario. In ogni caso ci dispiace per la persona e per l’Istituzione, dato che entrambe escono indebolite, al di là delle ragioni e dei torti.
Ma la cosa più importante, ora, è guardare avanti. Non sappiamo cosa decideranno gli altri membri, né ci è chiaro se l’Autorità potrà continuare con un Collegio ridotto, né se un eventuale sostituto vedrebbe scadere il mandato con il resto del Collegio, oppure rimarrebbe sette anni, quindi mantenendo una nomina sfasata rispetto agli altri tre. Ma, soprattutto, il problema è come rendere un’Autorità realmente indipendente, come abbiamo già accennato in passato. Il fatto che le nomine siano operate dal Parlamento implica di per sé un minimo di appartenenza politica, senza con questo negare la competenza specifica dei Garanti attuali e passati. Inoltre, in un piccolo mondo qual è quello della privacy, è inevitabile che ci si conosca più o meno tutti e che quindi i nominati abbiano amici, colleghi, insegnanti, allievi. Inoltre, se non si sceglie un pensionato di ottant’anni, è inevitabile che si pensi a come portare a casa la pagnotta una volta concluso il mandato (i tanto vituperati vitalizi hanno anche una ragion d’essere, in effetti), per cui non c’è da stupirsi se le relazioni personali continuano ad essere coltivate. Insomma, come tutte le attività umane ci sono problemi, difetti, scollamenti tra teoria e realtà. Ma questo vale non solo per la protezione dei dati, ma per tutte le Istituzioni, magistratura inclusa.
