CV, trasparenza e privacy: difficile bilanciamento

Stavolta la questione è di lana caprina, ma ribadisce ancora una volta la delicatezza dei rapporti tra privacy e trasparenza. I curriculum vitae sono gli strumenti che consentono a clienti e datori di lavoro di valutare se il professionista scelto è idoneo per le proprie esigenze del momento. Non è neppure questione di capacità in termini assoluti: una ragazza in età fertile che voglia avere un figlio rispetto ad una donna di cinquant’anni potrà scegliere una ginecologa con specializzazioni diverse. Molto spesso, per trasparenza, la pubblicazione del CV è richiesta espressamente dalla legge in diversi casi: medici di strutture pubbliche, amministratori comunali… In questo caso, tuttavia, si è trattato di una sfumatura diversa: un Istituto scolastico ha proposto una formazione aggiuntiva per combattere l’abbandono scolastico, inviando un CV di docenti che ancora non avevano ricevuto l’incarico. E qui nasce il problema: secondo il Garante non erano ancora in essere gli obblighi di trasparenza, per cui la diffusione dei CV – alcuni dei quali contenenti riferimenti ad attività in ambito religioso, quindi particolarmente delicati – ha comportato violazione dei dati personali. Sarà, ma certo si tratta di una questione piuttosto sfumata; inoltre c’è da considerare che l’adesione al progetto potrebbe essere influenzata dalle caratteristiche dei docenti, per cui non si può escludere una necessità a divulgare alcune informazioni. Forse il punto centrale è esattamente questo: per sé la comunicazione avrebbe anche potuto essere valida, ma sarebbero stati da informare correttamente e dettagliatamente i docenti, così da poter esprimere un consenso informato e poter espungere dal CV dati sensibili, così da focalizzarsi su caratteristiche essenziali.
