lunedì, Dicembre 8, 2025
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Audit al Garante?

Tutte le polemiche che nelle scorse settimane hanno investito il collegio – al di là del fatto che siano fondate o meno – hanno evidenziato un problema legato alle Autorità indipendenti, ma che riflette una questione affrontata da secoli, peraltro senza mai arrivare ad una soluzione definitiva, che probabilmente non esiste. Nel dialogo La Repubblica, Platone risolve la questione dicendo che i custodi dello Stato devono astenersi dall’ubriachezza, così da non avere necessità di essere essi stessi sorvegliati. Siamo intorno al 370 a.C. ed evidentemente si aveva fiducia che i governanti, da sobri, avrebbero operato per il bene della collettività. circa 500 anni più tardi Giovenale, nelle Satire, si pose la famosa domanda: Quis custodiet ipsos custodes? ovvero: Chi controlla i controllori? Il problema delle Autorità indipendenti, parliamo in astratto e non del Garante per i dati personali nello specifico, è che devono essere appunto indipendenti, per cui se un’altra Autorità (Governo, Parlamento, Ministero…) potesse mandare ispettori, rimuovere i membri, imporre delle scelte cesserebbe di fatto l’indipendenza e con essa la ragione di esistere. Per contro il fatto che non ci sia nessuno a cui rispondere (a parte la magistratura, se proprio ci sono ipotesi de reato) fa sì che possano sorgere sospetti, anche se infondati. Se la soluzione fosse un sistema di verifiche esterne, da parte di Enti terzi certificati, ma a loro volta indipendenti? In molte realtà funziona così, non solo per la privacy, ma per la qualità (ISO9001), per l’ambiente (ISO 14001), per svariati ambiti.

Il Garante potrebbe/dovrebbe aprire a controlli esterni?

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