venerdì, Giugno 21, 2024
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Ma il cookie wall è sempre illecito?

Sarà ovviamente il Garante a chiudere autorevolmente la discussione, proprio oggi ha emesso un comunicato stampa per informare che è stata aperta l’istruttoria, ma intanto vorremmo anche noi aggiungere il nostro modesto punto di vista alla questione che sta animando i vari gruppi privacy. Questa, in sintesi, la problematica: diversi giornali hanno implementato la tecnica del cosiddetto “cookie wall”, ovvero per accedere ai contenuti gratuiti devi accettare i cookie, oppure sottoscrivere un abbonamento per poter accedere a tutti i contenuti e poter rifiutare i cookie. Ora si può dire che il consenso è libero, come prevede il GDPR, oppure è estorto, quindi in violazione? Alcuni esperti hanno rilevato lacune nell’informativa o mancanza di granularità nell’approvazione dei cookie, ma non è di questo che vogliamo parlare, bensì del problema di base, ovvero è lecito o non questo approccio? Facciamo un passo indietro: fin quando i giornali erano solo cartacei nessuno ha messo in dubbio che per leggerlo occorresse acquistarlo, pagandolo in denaro. Anche quelle copie che si potevano trovare nei bar, dai barbieri, in biblioteca erano comunque pagate da qualcuno. Analogamente ci sono molti siti che consentono l’accesso a pagamento: banche dati giuridiche, servizi di consulenza, contenitori di fotografie, piattaforme di film e altri contenuti multimediali… Insomma, che un servizio debba essere pagato non è un fatto straordinario, così come è comunemente accettato che per avere 40 cent di sconto per comprare il tonno o la carta igienica ci si debba iscrivere ad una newsletter. In pratica ci pagano 40 cent il nostro indirizzo mail. Allora è proprio così assurdo l’approccio di questi giornali? In pratica la scelta è “o paghi con i soldi, o paghi con i dati”; diversamente sei libero di andartene. A nostro modesto parere, al di là di rifiniture nell’informativa o in altri dettagli di contorno, il fatto che un’impresa lasci accedere ai servizi solo dietro pagamento e che il pagamento possa avvenire con denaro o con dati non è illecito. Al massimo si può discutere sui contributi pubblici alla stampa, se questa è orientata solo al profitto. Ma attendiamo più autorevole valutazione del Garante, anche perché la questione impatta sul più ampio e delicato discorso della monetizzazione dei dati e della possibilità di disporne e commerciarli da parte dell’interessato.

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