domenica, Aprile 14, 2024
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Un occhio di riguardo se sbaglia il DPO

Molto interessante questa vicenda, che vede nuovamente coinvolto un Comune, dato che offre l’occasione di riflessioni di più ampio respiro sulla nozione di identificabilità, di responsabilità del Titolare e di funzione del DPO. In sintesi: un Comune licenzia una dipendente che in fase di concorso ha mentito sulla mancanza di condanne penali. La dipendente impugna la decisione dinnanzi al TAR ed il Comune nomina un difensore. Sulla determina di assegnazione dell’incarico, obbligatoriamente da pubblicarsi all’albo, il Comune ha fatto il solito gioco di equilibrio tra privacy e trasparenza: da un lato non poteva non descrivere le linee generali degli eventi che hanno portato all’impiego di denaro pubblico per un incarico legale, dall’altro ha indicato solo le iniziali della dipendente coinvolta e pochi altri dati, ritenuti necessari per sostanziare la decisione ma insufficienti per l’identificazione. Il DPO ha confermato la scelta, ma il Garante, chiamato in causa dalla dipendente, non è stato della stessa idea. Tuttavia il fatto che il DPO fosse stato coinvolto, che le analisi fossero state eseguite – anche se errate, a parere del Garante – ha portato ad una sanzione minima. Un ottimo esempio di accountability, ma anche l’ennesima dimostrazione che i rapporti fra privacy e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni dovrebbero essere definiti in modo più chiaro e facilmente applicabile.

Sanzione ridotta se sbaglia il DPO

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