sabato, Settembre 12, 2026
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L’anonimato dietro un falso Rodotà

Questa volta commentiamo… il nulla? Negli ambienti privacy sta circolando da alcuni giorni un rapporto, abbastanza corposo, che analizza (accusa) l’attuale Collegio dei Garanti. In sintesi, si ritiene che questi, come dipendenti pubblici, siano troppo interessati alla propria visibilità personale piuttosto che al loro ruolo istituzionale, oltre a cadere in presunti conflitti di interessi con studi legali ed altre attività imprenditoriali. L’aspetto interessante, tuttavia, è che l’autore – che ha tutto il diritto di esprimere le proprie opinioni, condivisibili o meno – non si è firmato, ma si è nascosto dietro il compianto Stefano Rodotà, primo Garante e pioniere della privacy; intendiamoci, fin dalla copertina appare chiaro che si tratta di una finzione letteraria e non di un maldestro tentativo di falso, tuttavia in nessun modo si può risalire all’autore. Inoltre anche la modalità di diffusione è particolare: non è stato condiviso su una testata, su un sito, o un blog, ma è stato inviato via mail ad un gruppo selezionato di cultori della materia, scelti con criteri ignoti. Insomma, si tratta di una denuncia anonima, trasmessa non all’Autorità giudiziaria o amministrativa, almeno per quanto ci è dato sapere, né al grande pubblico, ma ad una ristretta platea di esperti. Mah. Quanto al contenuto, al di là del linguaggio curato e della grafica accattivante, il testo si concentra soprattutto su Guido Scorza, dedicando poche pagine agli altri membri, in particolare ricordando una condanna subita da Agostino Ghiglia. A Scorza vengono contestati un eccessivo presenzialismo, anche su canali Social non istituzionali, nonché rapporti troppo stretti con lo Studio Legale E-lex, del quale è stato socio fondatore e che ha lasciato dopo essere entrato nel collegio. Non sta a Privacy Italiana giudicare la situazione; come sempre è questione di equilibrio. Noi abbiamo sempre apprezzato il dinamismo di questo collegio, che ha fatto molto per divulgare i principi fondamentali della protezione dei dati e portarli al grande pubblico, ed abbiamo apprezzato che siano i membri del collegio a metterci la faccia, anziché restare nella loro torre d’avorio e al massimo mandare un portavoce. Al di là delle criticità evidenziate nel rapporto, i filmati di #Garantismi sono molto seguiti e di base molto ben fatti. Che poi, ogni tanto, scappi qualche anticipazione sull’orientamento del Garante sarebbe certamente da evitare, anche se è difficile stabilire se si tratta di una leggerezza nel parlare a braccio o c’è un elemento intenzionale. Insomma, come abbiamo detto tante volte nel riguardo del trattamento dei dati, la privacy è un gioco di compromessi ed equilibri. Pertanto ben venga l’attività di divulgazione, ben venga la presenza del Garante a convegni, dibattiti, Social, ma con le dovute cautele, stante il ruolo pubblico e la grande visibilità che si ottiene. Quanto all’autore (o agli autori) del dossier, forse un po’ più di visibilità personale non guasterebbe, altrimenti un dossier potenzialmente importante rischia di cadere nel nulla, perché, se quanto raccolto sono fatti oggettivi e dimostrabili, non dovrebbe essere un problema una maggiore trasparenza.

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