Pioggia di mail di conformità (?) al GDPR

Dal 24 maggio ad oggi molti sono stati bersagliati da una raffica di mail, che comunicavano l’adeguamento della privacy policy oppure chiedevano un consenso espresso per inviare comunicazioni future. D’accordo, la scadenza ha fatto sì che arrivassero tutte insieme, dando l’impressione di un’ondata di spam, ma tutto sommato non  così sbagliato, in un’ottica di correttezza di rapporti col cliente, avvisare di un’importante variazione nella privacy policy.

Non è neppure sbagliato a priori aver chiesto un nuovo consenso: se quello precedente era già stato raccolto in una forma che si può considerare conforme al GDPR, si tratta di un’operazione superflua, ma se ci sono stati cambiamenti radicali non è certamente inopportuno acquisirlo in modo coerente col Regolamento.

Ci sono poi situazioni in cui il timore di divulgare dati personali in modo improprio rischia di cozzare contro l’interesse pubblico. Insomma, per quanto in parte giustificabile dalla scarsa confidenza con le nuove norme, la gestione della privacy è spesso troppo fumosa.

Un’analisi dell’applicazione del GDPR

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