martedì, Settembre 15, 2026
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Sessimo e privacy

Non avevamo molta voglia di parlarne, perché, secondo Privacy Italiana, l’aspetto prevalente non è neppure quello del GDPR, quanto aspetti penali, oltre che culturali. Se una certa attrazione è naturale e sarebbe ipocrita negarla, il fatto di condividere immagini del proprio partner o di estranei in siti voyeuristici indica una mentalità che si sperava essere superata almeno dalla fine del medioevo, se non dell’età del ferro. Quindi non è (solo o tanto) un problema di trattamento di dati personali, quanto il riflesso di una società disturbata, nella quale i continui richiami sessuali a scopo pubblicitario, includendo in questa definizione anche programmi TV che cercano di aumentare lo share, certo non aiutano. Appare inutile cercare di arginare questi fenomeni con rigidi approcci normativi, che solitamente consentono di intervenire a fatti già avvenuti, quanto piuttosto sarebbe auspicabile un salto di civiltà, soprattutto, ma non esclusivamente, da parte della popolazione maschile. Né sembra un approccio corretto quello del Governo danese, che ha pensato di proteggere con copyright tratti somatici e impronta vocale. Anzitutto il copyright tutela opere dell’ingegno umano, non caratteristiche naturali, quindi c’è un vizio di fondo; in secondo luogo rende i diritti disponibili, il che rende commerciabili quei diritti che intendeva tutelare. Insomma non sono solo i legislatori italiani a produrre norme senza valutarne le conseguenze

Sessimo online: meccanismi di difesa

Perché volto e voce non sono tutelabili dal copyright

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