Condividere dati intimi con un chatbot

Sempre più spesso si utilizzano chatbot per conversare, avere consigli e sostegno psicologico. A parte i dubbi sulla loro reale efficacia se paragonati ad un professionista umano, peraltro non sempre facilmente accessibile, ci si chiede che fine fanno i dati che condividiamo? Un chatbot non è un confessore, che protegge le nostre confidenze con vincoli di segretezza, ma un sistema che analizza i nostri dati, li conserva e magari li condivide per offrirci prodotti e servizi, oltre ad essere potenzialmente un’arma di ricatto (per quanto, al momento, non siano stati segnalati casi concreti in questo senso). Eppure, stando ad uno studio inglese, il 30% della popolazione si confida senza porsi problemi sul successivo utilizzo dei dati.
Chatbot usati senza porsi domande sulla destinazione delle confidenze
