lunedì, Aprile 15, 2024
Sentenze italiane

Cavillo o libertà di spiare i familiari?

Piuttosto curiose le conclusioni di questa sentenza: installare un dispositivo per conoscere la posizione dell’auto di un familiare e registrare le conversazioni che si svolgono non è reato. In realtà non è il caso di gettare alle ortiche il GDPR e tutto quanto abbiamo imparato sinora; la sentenza sembra più basata su un cavillo, su un’impostazione della richiesta non solidamente fondata, che ha portato il giudice a dover emettere una sentenza di assoluzione. E’ stata infatti invocata la violazione dell’art. 615 bis del Codice Penale, che testualmente recita: Interferenze illecite nella vita privata).)) ((Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Poiché il richiamo all’art 614 è pregnante, andiamo a vedere anche questo: (Violazione di domicilio) Chiunque s’introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s’introduce clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Ora, un’auto può difficilmente essere classificata “domicilio”, a meno che non venga usata per viverci, come purtroppo avviene. Dunque invocare la violazione di domicilio per un apparecchio spia nell’auto può essere un’ingenuità del querelante, e la conclusione del giudice sembra più portare ad un invito a formulare meglio le richieste, più che un’autorizzazione allo spionaggio libero.

2024-02-01-GPS

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