Nella PA il DPO deve ruotare

Per le Pubbliche Amministrazioni, secondo il codice degli appalti, deve essere data a tutti la possibilità di collaborare con l’amministrazione, evitando che vi siano fornitori affezionati che vincono tutte le gare. Mentre un privato può avere il proprio professionista di fiducia, col quale instaurare un rapporto che può durare un’intera vita lavorativa, anche se può non essere al soluzione economicamente più conveniente, la PA non solo deve affidarsi a chi presenta l’offerta più conveniente, ma deve anche consentire che ci sia un’alternanza. Principio condivisibile in senso astratto, che però porta anche a far sì che ditte non del tutto affidabili ricevano incarichi che poi non portano a termine o portano a termine in modo approssimativo, mentre ditte che già hanno dimostrato il loro valore vengono escluse. Naturalmente dipende, a monte, dalla correttezza ed onestà degli amministratori pubblici. Questo principio vale anche per l’incarico di DPO? Secondo l’ANAC sì, che ha infatti pubblicato un documento in proposito. Alcuni esperti sono stati un po’ scettici, dato che un buon DPO, specializzato in Pubbliche Amministrazioni, non si trova facilmente e soprattutto impiega tempo per conoscere l’ambiente, l’organizzazione, i collaboratori, per cui un rapporto continuativo può dare frutti migliori. Altri esperti hanno invece accolto con estremo favore la disposizione, che dovrebbe favorire i professionisti capaci ed onesti. Probabilmente dipende dalle esperienze avute con la PA, che, a seconda dell’integrità di chi sta al timone, presenta comportamenti piuttosto difformi.

Un parere sul principio di rotazione

La delibera ANAC n. 421:

rotazione

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