Il GDPR ed il coronavirus

La situazione emergenziale che si è venuta a creare in tutto il mondo ha messo in crisi tante realtà. Dagli Enti Pubblici che si sono dovuti riorganizzare in fretta, spesso senza essere in grado di gestire lavoro e procedure da remoto, a famiglie anche benestanti che si sono trovate improvvisamente senza reddito a ospedali e case per anziane che improvvisamente hanno dovuto isolarsi e tagliare i contatti con i parenti, sostituendo – quando possibile – la visita di persona con videochiamate. In certi momenti è giusto che la privacy non sia il primo pensiero: pensiamo ai Comuni, che si sono visti affidare la gestione dei buoni spesa, da distribuire in fretta perché c’era gente che aveva necessità urgente. In quel caso la privacy non è stata in cima alla lista delle priorità né da parte delle amministrazioni, che hanno dovuto organizzarsi in fretta, né della gente con il frigo vuoto. Però, assestandosi la situazione, è inevitabile tornare a considerare questi aspetti, fondamentali per la democrazia ed il vivere civile. ecco allora nascere studi e riflessioni sul diritto all’accesso, su come il GDPR ha retto all’impatto dell’emergenza, su come gestire i passi successivi. Ad esempio la raccolta dati a campione dei test immunologici ha subito un breve ritardo, per consentire al Legislatore di emanare il D.L 30/20, con lo scopo di consentire e regolare correttamente la raccolta dei dati e lo scambio che essa comporta.

Aiuti alle famiglie e privacy

Le sfide sostenute dal GDPR

La norma per i dati epidemiologici

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