App di tracciamento: ennesima puntata

Privacy Italiana non è mai stata contraria a priori ad una app di tracciamento, se davvero funziona, è utile a combattere il virus e soprattutto è limitata temporalmente alla sola emergenza. Non che piaccia, certo, ma neppure piace che i nostri nonni muoiano come mosche, da soli, né che possiamo prenderci noi stessi il virus, superandolo o meno. D’altra parte, non è neppure normale che 4 miliardi di persone siano agli arresti domiciliari, tanto vale mettere anche il braccialetto elettronico. Però quello che sarebbe totalmente inaccettabile è rendere la app facoltativa e poi limitare i movimenti di chi non la utilizza. Se l’uso è volontario (quindi inutile, perché non si arriverebbe mai al 60% necessario) e basato sul consenso, questo non deve essere estorto, mettendo in condizioni di doverlo concedere per forza per poter circolare, salire su un bus, entrare in un negozio. Se invece è indispensabile che questa app sia diffusa per motivi di salute pubblica e di interesse pubblico, allora lo stato abbia il coraggio di metterci la faccia, la renda obbligatoria e garantisca il trattamento dei dati. Per il resto il dibattito è aperto ed i dubbi che restano sono molti, a cominciare dal corretto espletamento – in tempi brevi – di tutte le procedure, inclusa la valutazione d’impatto.

L’app è facoltativa, ma non puoi circolare senza?

I pericoli del tracciamento

Se la app non è obbligatoria è inutile

Tutto ciò che c’è da sapere sulla app

Ma quanto è solida la app italiana?

Alcune domande al Governo riguardo la app

E non dimentichiamo la valutazione d’impatto

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