Arriva la app contro il virus

Tanto tuonò che piovve. La app per il tracciamento dei contatti è arrivata. Per ora in fase sperimentale, su base volontaria, d’accordo. Gli esperti però ritengono che perché sia efficace deve essere installata almeno sul 60% degli smartphone, assumendo che lo abbiamo con noi quando andiamo in giro. Un numero persino basso, istintivamente, ma certo non abbiamo le competenze per proporre valori diverse, quindi accettiamolo come riferimento.Dunque dovremmo installare volontariamente questa app per ridurre il contagio e per avvisare quanti abbiamo incontrato, se dovessimo essere positivi. Abbiamo già segnalato il video di Matteo Flora, che spiega meglio la questione tecnica, ma restano da segnalare molte posizioni, più o meno estreme, più o meno tecnicamente sensate (il bluetooth è più pericoloso del GPS, dal punto di vista di un hackeraggio, ma il GPS è perfettamente inutile per questa applicazione: troppo impreciso). Vedremo nei fatti se sarà uno strumento efficace o se resterà un monumento alle buone intenzioni. Ma al dubbio – scontato – sulla privacy e soprattutto sulla temporaneità del provvedimento, si aggiunge una riserva di carattere pratico: ad oggi tanta gente con sintomi o a rischio attende i tamponi: se dalla app cominciano a fioccare gli allarmi perché nel mio vagone sulla metro c’era un positivo, avrò il mio tampone in tempi brevi?

L’ordinanza che sceglie l’app

Uno degli annunci giornalistici

La dichiarazione del Garante

Dubbi sull’efficacia

I pericoli del tracciamento sociale

Altre considerazioni critiche

Anche in Francia ferve il dibattito

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