La portabilità dei dati

Il diritto a trasportare i dati è forse una delle innovazioni più interessanti del GDPR, anche se forse una delle disposizioni meno applicate, per scarsa conoscenza o problemi tecnici e/o giuridici. Anzitutto si tende a confondere la portabilità con il trasferimento, mentre il GDPR prevede che si possano ricevere i propri dati, in mdo strutturato e fruibile, ma senza dover obbligatoriamente cancellare gli stessi. L’idea è che, se ad esempio sono iscritto ad un sito che vende libri, posso trasferire ad un nuovo fornitore le conoscenze accumulate negli anni, ma senza necessariamente interrompere il rapposto con il precedente; se si vuole la cancellazione di dati sarà oggetto di istanza separata. Inoltre spesso si pensa ai dati anagrafici o al sistema di pagamento. In realtà questi dati è più facile compilarli ex novo che trasferirli, il senso della portabilità è di trasferire la profilazione, la concoscenza accumulata, il fatto che un libro l’ho già acquistato e quindi posso ricevere un avviso se voglio ricomprarlo. Infine gli Enti Pubblici, che sono esclusi. In realtà in molti casi la portabilità era già disciplinata dalla legge, ad esempio in caso di trasferimento di residenza, inoltre ad alcune strutture pubbliche ci si rivolge su base volontaria, ad esempio scuole e ospedali, per cui ha senso considerare la portabilità dei dati in alcuni trattamente da parte di strutture pubbliche.

La portabilità dei dati

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