Una cretinata

Puntuale come la cartella delle tasse o l’idea di abolire il contante, ogni tanto arriva qualcuno a proporre di abolire l’anonimato on line. Privacy Italiana aveva deciso di non parlarne; è un’idea talmente priva di senso da non meritare di parlarne, anche per non fare da cassa di risonanza ad un’idea stupida e irrealizzabile. Però alcuni lettori hanno chiesto un parere in ottica privacy, per cui due parole abbiamo deciso di spenderle. Segnaliamo qui alcune argomentazioni: del conciso Massimo Mantellini, del sempre ottimo prof. Ziccardi, del sempre acuto Matteo Flora, del pungente Andrea Lisi tutti esperti e quindi tutti contrari. Aggiungiamo due considerazioni: il prof Ziccardi esegue un’analisi molto completa e totalmente condivisibile. Vogliamo solo aggiungere che esistono anche le pagine gestite a nome delle imprese, persone giuridiche, per cui l’identificazione comporterebbe un complesso procedimento per accertare che chi apre la pagina abbia realmente la capacità giuridica di farlo (visure camerali, decisioni dell’assemblea dei soci…) e chi la gestisce e quindi acceda al social abbia ricevuto l’incarico, sia a sua volta identificabile ecc ecc. La seconda considerazione è che l’anonimato può essere anche un’utile indicatore per lo Stato: se la sociologia ci dice che esiste un tot percento di razzisti, ad esempio un 1% e sui Social troviamo un 1% di commenti razzisti allora è purtroppo normale. Il che non significa che non si debba agire per educare e migliorare la situazione, ma che la magnitudo del fenomeno non è fuori controllo. Nel momento in cui la percentuale inizia a salire e passa al 2, al 5 al 20% allora significa che c’è qualche problema sociale, che lo Stato deve indagare e risolvere. Insomma, ottima la sintesi di Massimo Mantellini: l’anonimato in rete è una cretinata!

Anonimato in rete secondo Andrea Lisi

Anonimato in rete secondo Matteo Flora

Anonimato in rete secondo Massimo Mantellini

Anonimato in rete secondo Giovanni Ziccardi

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