Perché troppi dati sono un pericolo

Io non faccio nulla di male, perché dovrebbe importarmi di essere profilato? Si tratta di un’obiezione apparentemente logica, che ha anche un suo fondamento, ma che denota come minimo un po’ di ingenuità. Anzitutto il concetto di male cambia nel tempo e nello spazio: ci sono Paesi dove una Bibbia o un segno cattolico non sono consentiti, sia nel presente che nel passato l’omosessualità veniva condannata, alcuni libri sono o erano all’indice. Non possiamo inoltre sapere come evolverà la società e non è quindi detto che un comportamento oggi considerato accettabile non porti, in futuro, a discriminazioni anche gravi. Inoltre ci sono comportamenti che possono essere fuorvianti se giudicati fuori contesto: la lettura del Mein Kampf, ad esempio, implica che sono neonazista o che sto svolgendo studi storici? Il posto di una vignetta ironica su un leader di partito implica che sono del partito avversario, oppure che ho senso dell’umorismo e sono disposto a scherzare anche sul mio partito? Insomma, troppi dati sono sempre un pericolo per la democrazia, conoscere troppo a fondo tutti i segreti si una persona porta a poterla controllare e spiana la strada a nuovi totalitarismi.

Big data e rischi dittatura

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