I dati personali non diventino merce

Ci sono cose che non sono negoziabili. Come non si può mettere in vendita un rene o un figlio, così non dovrebbe essere possibile mercanteggiare in dati in cambio di beni e servizi. Eppure è esattamente quanto sta avvenendo in modo sempre più pervasivo: nel pieno rispetto del GDPR, molte aziende offrono servizi in cambio di dati; praticamente tutte le app gratuite in qualche modo accedono ai nostri dati, d’altra parte perché qualcuno dovrebbe spendere tempo, denaro ed energie per fare un regalo al mondo? Peraltro, se dovessimo pagare per ogni articolo che leggiamo, per ogni giochino che usiamo, per ogni Social a cui ci iscriviamo ci sarebbe un divario enorme nell’accessibilità ai servizi fra le fasce più ricche e quelle più povere, vanificando uno dei maggiori successi sociali dell’informatica, ovvero aver reso accessibili praticamente a tutti servizi che un tempo erano riservati a poche élite. Oggi chiunque può realizzare un proprio TG attraverso Youtube, può esprimere il proprio pensiero attraverso piattaforme di blogghing gratuite, può realizzare siti di buon livello con CSM come WordPress, Joomla, Drupal. Ma qual è il costo in termini di democrazia e libertà? Sempre che di questi concetti freghi ancora qualcosa a qualcuno.

Il diritto alla privacy non sia in vendita

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