Elezioni influenzate dai Social

Che i post sui Social, veri o falsi che siano, possano contribuire a mutare l’umore dell’elettorato è cosa nota. Neanche, di per sè, è da considerarsi un problema, anzi, perché la condivisione di notizie (vere) che qualcuno preferirebbe non far conoscere e riesce a nascondere esercitando un controllo dei media tradizionali è un fatto positivo ed è una delle migliori applicazione di Internet e dei Social. Il problema è che anche le bufale girano con la stessa facilità e rapidità. Anzi, una notizia falsa ben costruita e presentata può avere più appeal di una vera ed essere quindi maggiormente virale.

In questo caso, però, si è andati oltre: Cambridge Analytica ha sostanzialmente acquistato i dati personali di milioni di americani, sottoponendoli ad un test della personalità, in cambio di qualche dollaro o di qualche giochino, al fine di acquisire il profilo Facebook dell’interessato e dei suoi contatti, nonché di acquisire direttamente alcuni dati attraverso il test. Questo ha permesso di effettuare una campagna di comunicazione mirata, che facesse leva sui sentimenti, sulla personalità sui timori specifici di ogni persona.

In realtà tutto è stato svolto tutto sommato secondo le regole: il consenso è stato ottenuto in modo tutto sommato corretto. E qui veniamo al punto cruciale: col nuovo Regolamento si enfatizza la responsabilità del Titolare, ma si ribadisce anche la centralità dell’utente, vero proprietario dei dati, il quale può gestirli come ritene più opportuno. Fin quando la gente è disposta a concedere qualunque cosa in cambio di un buono sconto o di un giochino ci sarà sempre chi approfitterà di queste debolezze per perseguire i propri scopi, più o meno leciti.

Il primo passo è dunque quello di informare gli utenti, creare consapevolezza, altrimenti questi episodi non potranno che ripetersi.

Facebook e Cambridge Analytica

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