Se il colloquio di lavoro lo fai con un software

L’Intelligenza Artificiale sta diffondendosi, e particolari algoritmi sono già in uso per selezionare i candidati, basandosi sugli atteggiamenti che essi assumono durante le risposte alle domande.

Per ora si tratta di sistemi poco più che sperimentali, che comunque si affiancano ai selezionatori umani e non si sostituiscono ad essi. Peraltro un software è più obiettivo di un essere umano, troppo facilmente influenzabile dalle proprie idee e sensibilità: se il selezionatore odia i tatuaggi sarà maldisposto verso il/la candidato/a che si presenta con vistosi disegni sulla pelle, se è un maniaco della forma guarderà con diffidenza persone sovrappeso o sottopeso mentre un selezionatore a sua volta con qualche chilo di troppo sarà magari più indulgente. Un software, invece, guarda ai parametri che gli sono stati indicati e basta.

Tuttavia nel corso del colloquio con l’AI vengono raccolti migliaia di dati, vengono osservati i più piccoli segnali, che magari sfuggirebbero ad un selezionatore umano, e non è detto che vengano poi tutti interpretati correttamente. Cosa succede se un candidato si sente discriminato da un software?

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