Il GDPR suggerisce cautela nel riutilizzo dei dati

Uno dei principi cardine della normativa sulla privacy è che i dati raccolti devono essere utilizzati solo per lo scopo per il quale vengono raccolti; qualora dovessero cambiare le condizioni, o si decidesse di utilizzarli anche per altri scopi, oppure si decidesse di cederli a terzi occorrerebbe fornire una nuova informativa ed acquisire un nuovo consenso.

Ogni regola, tuttavia, ha le sue eccezioni, e gli scopi di ricerca scientifica e statistica possono superare questo limite, purché il Garante sia opportunamente informato ed i dati siano resi anonimi.

In questo senso è stato modificato il Codice privacy, D.Lgs. 196/03, introducendo l’art. 110-bis:

Art. 110 (( (Riutilizzo dei dati per finalita’ di ricerca scientifica o per scopi statistici). ))
((1. Nell’ambito delle finalita’ di ricerca scientifica ovvero per scopi statistici puo’ essere autorizzato dal Garante il riutilizzo dei dati, anche sensibili, ad esclusione di quelli genetici, a condizione che siano adottate forme preventive di minimizzazione e di anonimizzazione dei dati ritenute idonee a tutela degli interessati.
2. Il Garante comunica la decisione adottata sulla richiesta di autorizzazione entro quarantacinque giorni, decorsi i quali la mancata pronuncia equivale a rigetto. Con il provvedimento di autorizzazione o anche successivamente, sulla base di eventuali verifiche, il Garante stabilisce le condizioni e le misure necessarie ad assicurare adeguate garanzie a tutela degli interessati nell’ambito del riutilizzo dei dati, anche sotto il profilo della loro sicurezza))).
Questa norma è stata considerata troppo morbida, ed è stata oggetto di alcune critiche da parte degli esperti, tuttavia si tratta di una norma di prudenza, che consente una ricerca scientifica efficace senza mettere a rischio la privacy di quanti sono registrati nelle banche dati.
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