Una DIA per la privacy?

Nell’ottica di semplificare ed accelerare le procedure amministrative, in alcuni campi come il commercio e l’edilizia si è introdotto il concetto di DIA, la Dichiarazione Inizio Attività, che sostanzialmente ribalta il concetto di autorizzazione amministrativa: non si presenta “rispettosa domanda” e si attende che la PA conceda l’autorizzazione, ma si comunica che si sta iniziando un’attività – a norma – e si lascia che la PA eventualmente contesti un’irregolarità.

Questo principio sembra applicarsi anche al trattamento dei dati, che la legge di bilancio 2018 introduce in alcuni articoli. Il Regolamento Europeo, infatti, prevede che in alcuni casi, ad esempio quando un’azienda dimostri un legittimo interesse, possa trattare i dati senza consenso dell’interessato. Cosa sia un legittimo interesse è tutto da dimostrare, anche perché la pubblicità è un legittimo interesse di qualunque impresa, per cui ogni call center potrebbe trattare i dati senza consenso, facendo cadere tutta l’incastellatura della normativa. In ogni caso l’Italia, nei margini di operatività che consente il GDPR, ha effettuato un primo intervento in proposito, prevedendo quantomeno una segnalazione al Garante.

Comunicazione al Garante

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