L’avvocato non può portarsi casa mailing list e materiale

Se un avvocato lascia lo studio, non può duplicare e portar via con sè mail, atti ed altro materiale. Al di là di altri profili di reato, come l’accesso abusivo ai sistemi informatici o la sottrazione di segreti, dal punto di vista della privacy comporta un abuso nel trattamento e conservazione di dati personali. Neppure vale l’obiezione che se ne fa un uso strettamente personale e non vengono divulgati in alcun modo: la semplice detenzione già costituisce un illecito.

Resta da chiarire se l’eventuale duplicazione di materiale relativo a clienti seguiti direttamente sia altrettanto vietata. In questo caso sembrerebbe consentita, dato che può essere necessario dimostrare di non essere incorsi in negligenza professionale, oppure potrebbero restare aperte questioni contabili o fiscali, ma sarebbe opportuno chiarire il punto in sede contrattuale, fra l’avvocato e lo studio. Magari rivolgendosi ad un buon avvocato.

Questa la massima ricavata dall’Ordine degli Avvocati di Roma:

REATI INFORMATICI – VIOLAZIONE DI DOMICILIO

In tema di delitti contro la inviolabilità del domicilio, integra la fattispecie criminosa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto, prevista dall’art. 615-ter c.p., la condotta di accesso o di mantenimento nel sistema posta in essere da soggetto che, pure essendo abilitato, violi le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l’accesso, ovvero ponga in essere operazioni di natura antologicamente diversa da quelle per le quali l’accesso è consentito. Non hanno rilievo, invece, per la configurazione del reato, gli scopi e le finalità che soggettivamente hanno motivato l’ingresso al sistema.


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